I blog di lucycy
(è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio) A Einstein
Nome: lucycy ex ottimista...e...
navigatrice di siti libri e nuove amicizie.
(dalla dedica di un caro amico)
Something about you...
Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra, che già viviamo, e facendola vibrare, ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi".
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere
Tu,
screziato sorriso
su nevi gelate -
vento di Marzo,
balletto di rami
spuntati sulla neve,
gemendo e ardendo,
i tuoi piccoli "oh!" -
daina dalle membra bianche,
graziosa,
potessi io sapera
ancora
la grazia volteggiante
di tutti i tuoi giorni,
la trina di spuma
di tutte le tue vie -
domani è gelato
giù nella pianura -
tu, screziato sorriso,
tu, risata ardente.
Cesare Pavese. To C from C**
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Un 70enne: avessi avuto 13anni mi sarei messo in fila
Un carabiniere: perché ha parlato dopo un mese?
MONTALTO DI CASTRO (Viterbo) - Alle undici del mattino i tre adolescenti giocano a biliardo allo Zanzibar, un bar sul corso del paese: Marco, Simone e Stefano hanno, a guardarli, qualche anno in meno di quegli otto che due anni e mezzo fa stuprarono una coetanea in una pineta, per tre ore; e infatti dicono che «li conosciamo eccome, Tevez, Buddha, anche gli altri, sono a posto, non hanno alcun bisogno di stuprare ragazze, non è vero niente, piuttosto lei, che quello stesso pomeriggio, prima della festa, era andata con un altro...».
Comincia da qui - un bar con un biliardo e tre adolescenti lontani dalla scuola - il viaggio nel paese che difende gli aggressori e insulta la vittima: sarà lungo, ore e ore a parlare con la gente, e il risultato, alla fine, è quello. «Colpa di lei». Oppure: «Lei di certo non è una seria». O anche: «Ma se l’aveva già fatto con altri quattro...». Gli aneddoti, a Montalto di Castro, riguardano una ragazzina violentata. Alto Lazio, giornata così cristallina che in lontananza si vedono qua l’Argentario e là Capalbio, una meraviglia: e anche il paese è carino, con la sua piazza Padella, via dell’Ospizio, le sue trattorie, il corso, il castello, poche macchine. Tutto illuminato dal sole. Una meraviglia. E anche le persone sono cortesi, disponibili, gentili. I ragazzi - dai quindici ai venti, ventidue - si ritrovano al bar Oasi o al bar del Corso, il pomeriggio: sono lì a ridere e fare battute, fumare sigarette, indicare ragazze. Lì vanno anche Marco, Simone e Stefano: chiamano al telefonino uno degli otto aggressori - che per due anni e mezzo saranno «messi in prova» dal Tribunale dei minori, se la superano il reato è estinto - e spiegano che un giornalista vorrebbe parlargli. Quello, Alberto, dice una cosa sola: «Non voglio problemi, se gli avete dato il mio numero ditegli di cancellarlo».
I problemi, questi otto ragazzi dello stupro in pineta su una quindicenne, sperano di averli superati, adesso. Di certo, non solo i loro coetanei ma il paese tutto li difende. Giovani, anziani, anche le donne. E nel difenderli - quasi inevitabilmente - accusano la ragazzina. Dice Vittorio Bricca, pensionato settantenne seduto in piazza alla fine del Corso: «Avessi avuto diciassette anni, mi sarei messo in fila e anch’io sarei andato con quella». Ecco, lo fanno in molti: la vittima, la chiamano «quella». «Ma questi ragazzi mica sono romeni, che picchiano e uccidono». Stupratori gentiluomini. «No davvero, avranno pure sbagliato ma mica si possono rovinare la vita. Tutte queste parlamentari che parlano, accusano, ma questi ragazzi una sera j’è capitata ’sta cosa...». Capitata. Poi dice una frase a forma di battuta, parecchio crudele: «Non tutti i mali vengono per nuocere, adesso quella fija troverà un lavoro...».
Invece, in questa storia, sono i maschietti ad aver trovato lavoro: non tutti, ma molti degli otto adesso, dopo questa storiaccia di violenza, hanno avuto la solidarietà del paese, ricevuto offerte.continua
2 luglio: una ricorrenza che ci chiede di impegnarci per la giustizia sociale, la libertà e la pace
di Roberto Malini
Ven, 03/07/2009 - 06:39
E' la data in cui è stato approvato il decreto razzista, lo stesso giorno in cui, 65 anni fa, i nazifascisti trucidarono 26 giovani partigiani. Il loro martirio ci darà la forza di difendere i nuovi perseguitati
Milano, 3 luglio 2009. Il 2 luglio 2009 i fascisti del nostro tempo hanno approvato il decreto n° 733 sulla sicurezza, una legge razziale che intende trasformare i migranti, i Rom e i senzatetto che vivono in Italia, già vittime di un razzismo fuori controllo, in esseri senza diritti e i cittadini italiani in delatori e complici di un'efferata persecuzione. La società civile, la Chiesa, i cittadini democratici giudicano tale misura come un'aberrazione che porterà solo dolore, disumanità e ingiustizia. Le donne e gli uomini che conservano i valori delle conquiste civili, conquiste che hanno portato alla creazione di documenti fondamentali per la civiltà, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non accetteranno ciò che una legge che non trova fondamento nel diritto, ma solo nel retaggio di secoli di incivili discriminazioni, chiede loro. Non abbandoneranno le donne, i bambini, gli uomini, le famiglie che sono innocenti, ma vengono adesso condannate dai carnefici a causa della loro disperazione, della loro povertà e del colore della loro pelle. E' tempo, per ognuno, di scegliere se appartenere ai giusti o agli aguzzini, a chi difende i valori della vita e della civiltà o si pone dalla parte della barbarie e della morte. Le 157 persone che hanno votato la legge razziale e dato il via alle retate, ai provvedimenti repressivi, alle deportazioni, alla tragedia umanitaria di migliaia di esseri umani sono eredi diretti dei nazifascisti che nella stessa data del 2 luglio, 65 anni fa, sul Colle del Lys, in provincia di Torino, rastrellarono 26 giovani partigiani - che caddero nelle loro mani a causa delle delazione di cittadini senza scrupoli - e li trucidarono orrendamente. Ricordarli darà ai democratici di oggi la forza di fronteggiare i tempi oscuri che ci attendono. "Questi ragazzi, prima di essere fucilati, sono stati torturati e quasi non oso dire cosa è stato fatto ad alcuni di loro," ricorda il partigiano Guido Carbi. "Gli hanno tolto il cuore e al suo posto hanno messo una camicia rossa. Noi eravamo qui in zona e io sono stato uno di quelli che hanno recuperato i corpi". Anche in quel maledetto 2 luglio, vinse la spietatezza, il lato beluino che dorme nell'uomo per svegliarsi ciclicamente e produrre olocausti. I patrioti che persero la vita in quella data nefasta "lottarono per costruire un futuro di libertà e pace" ricorda una lapide a imperitura memoria. L'esempio del loro coraggio e del loro martirio ci darà la forza di difendere i nuovi perseguitati.
Ho trovato questo diario dimenticato a scuola. Ne riporto alcuni brani, perchè mi è sembrato molto interessante. (Pasquale Gianni)
1. 27 Giugno ****
Sono una suora. Sono nera, africana. Ho 32 anni.
Vivo, da quando ero piccola, in giro per il mondo, nelle varie missioni del mio ordine d*****.
Spesso torno in Italia, alla casa madre. A volte al Nord, a volte in Puglia, in una sede isolata.
Nella mia vita gli altri mi hanno sempre ricordato il colore della mia pelle e l’origine della mia nascita: Restituita.
Uno scrivano con poco senso delle lingue tradusse Restituta, cambiandomi anche il suono.
Nella mia vita, ho sempre pensato agli altri come una continua fonte di scoperta.
“Fiore di campo nasce
sul grembo della terra nera,
fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada,
fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti.”
"Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c'è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un'origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te". Cormac McCarthy, La strada,
Apri le braccia, disse lei
Che cosa ? Non sento.
In volo. Le braccia – vedi ?
Come gli uccelli? Disse lui
Di più.
Il fiore prima che sboccia.
Quel silenzio d’attesa, conosci?
Non posso, non sento.
Non sono capace.
Allora pensa di essere
sul mare, migrante
in pancia tuo figlio che nasce
hai diciottanni e visto
poche lune.
Con l’ultima sei
affogata dentro quel sacco bianco.
Ecco, ora ho il piombo
del peso e affondo.
Mi servono luccicanze
per cantarne il ricordo.
Che possa nascere
un baobab in mezzo
a queste onde,
per tua casa nel nuovo Mondo.
“quando la Pinar si è avvicinata al nostro barcone molti sono riusciti a salire a bordo grazie alle cime che ci venivano lanciate dai marinai ed anche Esat Ekos, era riuscita ad aggrapparsi ad una fune che però le era scivolata dalle mani cadendo in mare.”
Le foto che mi piacciono sono quelle dimenticate in un cassetto ,dentro un libro o chissà dove ,quando le ritrovi è divertente cercare di indovinare in quale anno e dove sono state scattate, momenti di vita che ritornano...
Questa è una storia dolce e triste.Questa è la storia di una donna.Questa è la storia di Virgilia d’ij can.Così la chiamavano a Nichelino negli Anni 30,quando iniziò a girare per le vie della città accompagnata dai suoi unici amici: dei cani randagi.Virgilia accoglieva qualsiasi cane trovato per strada.Erano sempre con lei.Tranne in chiesa quando li legava al sagrato per assistere alla funzione.Il suo viso era dolce e malinconico,aveva i capelli ricci ed era di media statura.Ma quello che i nichenilesi apprezzavano era la sua voce.Con uno straordinario timbro da soprano.Morì,da sola .E solo allora qualcuno sentìdi poter violare il segreto di quella vita.Di quella donna colta e raffinata che aveva trascurato il mondo per vivere ai suoi margini.Virgilia Malagoni,classe 1880,nata a Pocri di Aguadolce aPanama.Il padre Albino ,attore sui piroscafi,la madre Maria Lopez, un’artista argentina. Virgilia nacque in una villa affacciata sull’oceano.E sulle gambe di quel padre sempre in giro per il mondo imparò quattro lingue e amò l’Italia.Ma come solo la realtà sa essere feroce e crudele , i suoi genitori ,morirono entrambie tragicamente .Virgilia lasciò Panama. Prese il piroscafo direzione Italia .Recitò in alcuni film, calcò le scene di diversi teatri recitando e cantando con la sua calda voce,quella che ricordano i nichelinesi. Poi lasciò tutto, di nuovo. Non fece neanche le valigie. Perché? Chi ha seguito le sue orme, fino al greto del fiume Sangone dove morì ,racconta che a spingerla fuori rotta fu un amore. Non suo, ma quello di un ufficiale, che sentendosi rifiutare si impiccò. Un’altra morte violenta e tragica come quella dei genitoriuccisi dal colera. E da allora Virgilia “sfilò” solo nei suoicenci ,avendo come palcoscenico le vie di Nichelino e come compagnia i suoi cani randagi. Anime sole,ma fiere e nobili,tradite solo dallo sguardo un po’ malinconico.