I blog di lucycy
(è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio) A Einstein
Nome: lucycy
Something about you...
Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra, che già viviamo, e facendola vibrare, ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi".
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere
Tu,
screziato sorriso
su nevi gelate -
vento di Marzo,
balletto di rami
spuntati sulla neve,
gemendo e ardendo,
i tuoi piccoli "oh!" -
daina dalle membra bianche,
graziosa,
potessi io sapera
ancora
la grazia volteggiante
di tutti i tuoi giorni,
la trina di spuma
di tutte le tue vie -
domani è gelato
giù nella pianura -
tu, screziato sorriso,
tu, risata ardente.
Cesare Pavese. To C from C**
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Il nostro Parlamento l’8 aprile 2009 ha dato via libera al Governo per L’ACQUISTO DI 131 CACCIA-BOMBARDIERI F-35 Joint Strike Fighter nuovi di zecca (i primi saranno consegnati nel 2014), per una spesa complessiva di 17 MILIARDI DI DOLLARI(!!!) quindi circa 13 MILIARDI DI EURO, spesa che impegnerà il nostro Paese dal 2009 fino al 2026!!!CONTINUA
"Io non capisco che razza di arte è la tua: astrattista,
futurista, esistenzialista...". "La mia arte è assenteista cioè vale a
dire: nelle mie opere manca sempre qualche cosa". "Ah!". "Vedi
questo?". "Cos'è? quel cippo funerario?". "Profano! Questa è una madre
con il bambino che piange...". "...e dov'è la madre?!". "La madre è
uscita! Ecco perché il bambino piange!". "Sì, vabbè... ma io non vedo
neanche il bambino...". "Ma il bambino, sciocco!, è corso dietro alla
madre... Hai capito perché nelle mie opere manca sempre qualche cosa?
Hai capito che cosa significa assenteismo?" (Mario Castellani e Totò in
"Totò cerca moglie" di Carlo Ludovico Bragaglia)
In seconda serata è andato in onda 'Giochiamo al Varietè', ricchissimo di brevi citazioni dai principali spettacoli di varietà realizzati da Antonello Falqui. Era una televisione che si collocava un passo davanti al popolo
Mina a 'Studio 1'
Lunedì 12 ottobre, in seconda serata su RaiDue, è andato in onda 'Giochiamo al varietè', un programma della serie 'La storia siamo noi' scritto e diretto da Gianluigi Attorre (con la collaborazione di Massimo Favia). Superfluo dire che Antonello Falqui è stato uno degli inventori della televisione italiana, a cominciare dal successo del 'Musichiere' presentato da Mario Riva. Ma ciò che colpiva, nel programma di Attorre, era soprattutto un giudizio di Sergio Rubini, attore scovato da Falqui nei teatri romani: "Era una televisione che voleva essere migliore del suo pubblico".
Il programma era ricchissimo di brevi citazioni dai principali spettacoli di varietà realizzati da Falqui. Si potevano ammirare le partecipazioni di Mina, Lelio Luttazzi, Paolo Panelli, Walter Chiari, le Kessler, Raffaella Carrà. Ma soprattutto, in quella televisione in bianco e nero, risultavano di impressionante bellezza le scenografie, tutte in uno stile 'optical' tipico degli anni Sessanta, e di formidabile professionalità tutti gli elementi dello spettacolo, dai balletti alle luci.
Era effettivamente una televisione che si collocava un passo davanti al popolo, approfittando della posizione di monopolio che il sabato sera assicurava 20 milioni di spettatori, e che spacciava qualità eccelsa in forma di spettacolo popolare. Con 'Studio Uno' e le varie 'Canzonissima', Falqui, con i suoi collaboratori, autori e ospiti d'onore, proponeva professionalità pura, con risultati che ancora oggi appaiono stupefacenti. Era una tv che poteva ancora consentirsi prove di una intera settimana. E poteva permettersi un regista dittatore, che a ogni puntata scriveva un capitolo di storia della tv.
SECNODOUN PFROSSEORE DLEL'UNVIESRITA'DI CMABRDIGE,NON IMORPTA IN CHE ORIDNEAPAPAINO LE LETETREIN UNA PAOLRA, L'UINCACSOA IMNORPTATE E' CHE LAPIMRA E L'ULIMTA LETETRASINAONELPTOSO GITUSO IL RIUSTLATO PUO' SERBMAREMLOTO CNOFSUO, MA NOONSTATNE TTUTO SIPUO' LEGERGE SEZNA MILOTI PRLEOBMI.
"Falling Slowly" di Glen Hansard e Markéta Irglová (testo qui)
Sono affezionata a questo lago da quando ero bambina,ora ci vado ogni volta che sono arrabbiata o triste,lo raggiungo a piedi attraversando un piccolo bosco ed è sempre splendido in modo diverso...
Un 70enne: avessi avuto 13anni mi sarei messo in fila
Un carabiniere: perché ha parlato dopo un mese?
MONTALTO DI CASTRO (Viterbo) - Alle undici del mattino i tre adolescenti giocano a biliardo allo Zanzibar, un bar sul corso del paese: Marco, Simone e Stefano hanno, a guardarli, qualche anno in meno di quegli otto che due anni e mezzo fa stuprarono una coetanea in una pineta, per tre ore; e infatti dicono che «li conosciamo eccome, Tevez, Buddha, anche gli altri, sono a posto, non hanno alcun bisogno di stuprare ragazze, non è vero niente, piuttosto lei, che quello stesso pomeriggio, prima della festa, era andata con un altro...».
Comincia da qui - un bar con un biliardo e tre adolescenti lontani dalla scuola - il viaggio nel paese che difende gli aggressori e insulta la vittima: sarà lungo, ore e ore a parlare con la gente, e il risultato, alla fine, è quello. «Colpa di lei». Oppure: «Lei di certo non è una seria». O anche: «Ma se l’aveva già fatto con altri quattro...». Gli aneddoti, a Montalto di Castro, riguardano una ragazzina violentata. Alto Lazio, giornata così cristallina che in lontananza si vedono qua l’Argentario e là Capalbio, una meraviglia: e anche il paese è carino, con la sua piazza Padella, via dell’Ospizio, le sue trattorie, il corso, il castello, poche macchine. Tutto illuminato dal sole. Una meraviglia. E anche le persone sono cortesi, disponibili, gentili. I ragazzi - dai quindici ai venti, ventidue - si ritrovano al bar Oasi o al bar del Corso, il pomeriggio: sono lì a ridere e fare battute, fumare sigarette, indicare ragazze. Lì vanno anche Marco, Simone e Stefano: chiamano al telefonino uno degli otto aggressori - che per due anni e mezzo saranno «messi in prova» dal Tribunale dei minori, se la superano il reato è estinto - e spiegano che un giornalista vorrebbe parlargli. Quello, Alberto, dice una cosa sola: «Non voglio problemi, se gli avete dato il mio numero ditegli di cancellarlo».
I problemi, questi otto ragazzi dello stupro in pineta su una quindicenne, sperano di averli superati, adesso. Di certo, non solo i loro coetanei ma il paese tutto li difende. Giovani, anziani, anche le donne. E nel difenderli - quasi inevitabilmente - accusano la ragazzina. Dice Vittorio Bricca, pensionato settantenne seduto in piazza alla fine del Corso: «Avessi avuto diciassette anni, mi sarei messo in fila e anch’io sarei andato con quella». Ecco, lo fanno in molti: la vittima, la chiamano «quella». «Ma questi ragazzi mica sono romeni, che picchiano e uccidono». Stupratori gentiluomini. «No davvero, avranno pure sbagliato ma mica si possono rovinare la vita. Tutte queste parlamentari che parlano, accusano, ma questi ragazzi una sera j’è capitata ’sta cosa...». Capitata. Poi dice una frase a forma di battuta, parecchio crudele: «Non tutti i mali vengono per nuocere, adesso quella fija troverà un lavoro...».
Invece, in questa storia, sono i maschietti ad aver trovato lavoro: non tutti, ma molti degli otto adesso, dopo questa storiaccia di violenza, hanno avuto la solidarietà del paese, ricevuto offerte.continua
Un colloquio tra Flores d’Arcais e Saramago indaga le inquietudini che attraversano Italia ed Europa: libertà, giustizia, svuotamento della politica, religione. Il Nobel per la letteratura è in questi giorni in Italia per la presentazione del suo ultimo libro “Il quaderno”, edito da Bollati Boringhieri.
di Paolo Flores d'Arcais, da "Il Fatto Quotidiano", 14 ottobre 2009
Nel tuo “Quaderno” scrivi: “Che penserà Dio di Ratzinger e della Chiesa cattolica apostolica romana?”. Ironicamente, perché per avere una risposta - sottolinei - bisognerebbe prima dimostrarla, l’esistenza di Dio, il che è impossibile. Ma citi anche Hans Küng, il più grande teologo cattolico vivente, quando riconosce che “le religioni non sono mai servite ad avvicinare tra loro gli essere umani”. Ora, Ratzinger, da quando è diventato Papa, pretende che tutti i parlamenti dell’Occidente debbano imporre a tutti i cittadini, credenti o meno, leggi che obbediscono alla volontà di Ratzinger stesso, in tutto ciò che riguarda il sesso, la vita, la morte, la ricerca scientifica (dal preservativo alla pillola alle staminali, dall’aborto all’eutanasia …). Ratzinger sostiene che solo se si segue il principio “sicuti Deus daretur” (ma quale Dio? E chi ne interpreta la volontà?) le democrazie possono evitare il collasso nel nichilismo. Molti laici si piegano. In Italia il parlamento sta approvando una legge che obbliga al sondino per la nutrizione artificiale anche la persona in coma chi ha deciso di rifiutarlo. Ratzinger sarà così il padrone dei nostri corpi, un vero e proprio ritorno al medioevo. Non so cosa pensi Dio di Ratzinger, ma cosa ne pensa José Saramago?
Saramago - Ratzinger è nulla più che un dettaglio. Un dettaglio di una istituzione mastodontica che pesa come un macigno sulla coscienza dell’uomo. Che Ratzinger abbia il coraggio di invocare Dio per rafforzare le sue mire di un neo-medievalismo universale, un Dio che non ha mai visto, con il quale non si è mai seduto a prendere un caffè, dimostra solamente l’assoluto cinismo intellettuale del personaggio. Mi sono sempre considerato un ateo tranquillo perché l’ateismo come militanza pubblica mi sembrava qualcosa di inutile, ma ora sto cambiando idea. Alle insolenze reazionarie della Chiesa Cattolica bisogna rispondere con l’insolenza dell’intelligenza viva, del buon senso, della parola responsabile. Non possiamo permettere che la verità venga offesa ogni giorno dai presunti rappresentati di Dio in terra ai quali in realtà interessa solo il potere. Alla Chiesa nulla importa del destino delle anime, quello che ha sempre voluto è il controllo sui corpi. La ragione può essere una morale. Usiamola.continua