venerdì, 27 giugno 2008
Un' iniziativa promettente..."..Rifiuto con affetto"




Nelle isole della laguna veneziana un gruppo di designer, ha installato i cassonetti "rifiuto con affetto".Dentro si buttano oggetti e vestiti ancora in buono stato,chiunque ne abbia bisogno potrà prelevarli....
www.rifiutoconaffetto.it
Lucycy alle 17:49 in: news
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giovedì, 26 giugno 2008
Sono stata nominata dalla cara amica "lateresa"
di solito non faccio catene , ma, per la poesia farò un' eccezione.

regole da rispettare:
1.Citare almeno cinque nomi di poeti di ogni tempo e luogo di cui si è “innamorati”.
2.Citare alcuni versi significativi di almeno uno dei suddetti poeti.
3.In aggiunta o in alternativa al punto 2, (se è vero che siamo un popolo di poeti, navigatori, santi, ecc.) citare, con tutta la spudoratezza di cui si è capaci, almeno un PROPRIO componimento poetico o anche soltanto alcuni versi di esso.
4.Per i veri patiti dell'arte poetica, sarebbe gradito un componimento anche brevissimo, creato e pubblicato appositamente in prima esclusiva per questo gioco blogghereccio.
5.Si possono interpretare in piena libertà i suggerimenti di cui sopra, tuttavia si richiede un minimo di "serietà" in rispetto della nobile arte nella quale vi chiedo di cimentarvi a qualsiasi livello, ma con ONORE
6.Infine... invitare alla partecipazione altri bloggers (3, 6, 9...) e raccomandare il rispetto di queste semplici regole ai malcapitati.

"il ragazzo che era in me"   le poesie "non poesie" di Cesare Pavese le amo tutte.

Va' a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l'indiano ferito. Il ragazzo a queí tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.

continua a leggere


"nulla due volte"  una, delle molte bellissime poesie di
W. Szymborska


NULLA DUE VOLTE ACCADE
NÉ ACCADRÀ. PER TAL RAGIONE
NASCIAMO SENZA ESPERIENZA,
MORIAMO SENZA ASSUEFAZIONE.
ANCHE GLI ALUNNI PIÙ OTTUSI
DELLA SCUOLA DEL PIANETA
DI RIPETER NON È DATO
LE STAGIONI DEL PASSATO.
NON C'È GIORNO CHE RITORNI
NON DUE NOTTI UGUALI UGUALI
NÉ DUE BACI SOMIGLIANTI
NÉ DUE SGUARDI TALI E QUALI.
IERI, QUANDO IL TUO NOME
QUALCUNO HA PRONUNCIATO
MI È PARSO CHE UNA ROSA
SBOCCIASSE SUL SELCIATO.
OGGI, CHE STIAMO INSIEME
HO RIVOLTO GLI OCCHI ALTROVE.

contiua a leggere



" la medicina" di Guido Gozzano

Alla signora C. R. dalla bella voce

Non so che triste affanno mi consumi:
sono malato e nei miei dì peggiori...
Tra i balaustri il mar scintilla fuori
la zona dei palmeti e degli agrumi.

Ah! Se voi foste qui, tra questi fiori,
amica! O bella voce tra i profumi!
Se recaste con voi tutti i volumi
di tutti i nostri dolci ingannatori!

Mi direste il Congedo, oppur la Morte
del cervo
, oppure la Sementa... E queste
bellezze, più che l'aria e più che il sole,

mi farebbero ancora sano e forte!
E guarirei: Voi mi risanereste
con la grande virtù delle parole!


" L'amicizia" Pablo Neruda

Amici, oh tutti, Alberti e  Olghe di  tutta la terra! I libri d'amore non scrivono l'amicizia dell'amico all'amore....

 


"In un momento" di Dino Campana  

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
contina a leggere

nomino gli amici

micromirco,clik,ego,strato




Lucycy alle 15:47 in:
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mercoledì, 25 giugno 2008

Nobel per la Pace a

collection_foto

http://petizioni.liberacittadinanza.it/petizione_betancourt

Amici blogger e non se condividete la proposta del Nobel per la Pace a Ingrid firmate e aiutateci a pubblicizzare l’iniziativa di liberacittadinanza.Ingrid e gli altri prigionieri hanno bisogno anche di NOI. I nostri blog per la LIBERTA' di Ingrid e degli altri prigionieri .

PASSAPAROLA

«Chi vive “in trincea” da una vita, può comprendere meglio di chiunque altro il sacrificio di una donna di pace come è Ingrid Betancourt. Da donna, da israeliana che crede nella forza del dialogo, aderisco con entusiasmo all’iniziativa lanciata da l’Unità per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Ingrid Betancourt». A farlo è Yael Dayan, scrittrice, più volte parlamentare laburista, paladina dei diritti delle donne israeliane, figlia dell’eroe della Guerra dei Sei Giorni, il generale Moshe Dayan.

 Un Nobel per la Pace a Ingrid Betancourt visto da Israele.

«Ingrid Betancourt è una donna che non si è chiesta mai se le cose in cui credeva incontravano il consenso delle élite al potere in Colombia o se potevano essere gradite dai narcoguerriglieri. Ingrid non ha sposato lo stato di cose esistenti nel suo Paese magari facendo valere la sua posizione sociale. È andata controcorrente, come spesso controcorrente sono andati e continuano ad andare qui nel mio Paese, Israele, coloro che si oppongono alla logica del più forte, che rifiutano di piegarsi al ricatto di chi crede possibile raggiungere la pace attraverso l’annientamento del nemico. Per questo io come tanti altri in Israele saremmo felici se il Nobel per la Pace fosse assegnato a Ingrid Betancourt».

 

Ingrid Betancourt, e come lei Aung San Suu Kyi: le donne assurgono a simbolo di grandi battaglie di libertà.

«È un fattore di speranza, perché un mondo nuovo, con meno oppressione e ingiustizia, non può che essere coniugato al femminile. Le donne sono portate a costruire laddove gli uomini alimentano i loro impulsi distruttivi; le donne sanno cosa significhi dare alla vita un essere umano e per questo, io credo, hanno più a conto la vita umana. Le donne combattono ma difficilmente odiano. E sanno trasformare il loro dolore in energia attiva. Lo vedo qui in Israele: penso alle associazioni di donne che hanno perso i loro figli nella guerra in Libano o in attentati terroristici: ho conosciuto molte di loro, ho scritto di loro, e ciò che più mi ha colpito è stata la loro capacità di trasformare una indicibile sofferenza, un dolore immenso, quale è la perdita di un figlio, in un’azione costruttiva, in un fare positivo. Ecco: il dolore che si fa energia di cambiamento. Questa considerazione mi riporta a Ingrid Betancourt, alle lettere da lei scritte dalla sua prigionia».

 

Cosa raccontano quelle lettere?

«Raccontano di una donna stremata nel fisico ma non piegata nel morale; parlano di una donna lucida, consapevole, che consegna alla scrittura non solo la sua tenace volontà di resistere ma anche la sua visione del mondo, la convinzione di essersi battuta per una causa giusta. Ingrid non fa abiure, non implora pietà. La prigionia non l’ha ridotta a schiava. I suoi carcerieri non sono riusciti a imprigionare la sua mente. Sì, Ingrid è nel suo essere più profondo ancora una donna libera».

 

Visto dalla comunità internazionale, che valenza politica potrebbe avere il Nobel alla Betancourt?

«Significherebbe assumere la liberazione di Ingrid come impegno esplicito della comunità internazionale, come un fatto politico, per l’appunto, e non solo come un gesto umanitario».

 

Lei ha parlato del coraggio delle donne israeliane. E quelle palestinesi?

«So di tante madri palestinesi che hanno alzato la loro voce per dire “no” all’uso dei propri figli come “shahid”, terroristi suicidi, ribellandosi così ad una cultura, oltre che ad una pratica, di morte. Conosco giovani donne palestinesi colte, sensibili, impegnate nel dialogo, che anche nell’inferno dei campi profughi, anche nei giorni più duri dello scontro tra l’esercito israeliano e le fazioni dell’Intifada, hanno continuato a costruire il futuro, ad esempio insegnando ai bambini, o mandando avanti con grande dignità la famiglia. Queste donne che non si rassegnano al peggio rappresentano una ricchezza della società palestinese e una speranza di pace per Israele».

 

Di pacificazione parla e per la pacificazione si è battuta Ingrid Betancourt.

«Sento Ingrid vicina anche per l’idea di pace che ha ispirato la sua azione. Quella di Ingrid non è una pace generica, utopica. Ingrid coniuga pace con giustizia sociale, pace con democrazia, pace con rispetto dei diritti umani e civili, pace con lotta alla corruzione e alla falsa rivoluzione imposta dai narcoguerriglieri. È una pace impegnativa, scomoda, quella che Ingrid propugna. Ed è per questo che è sempre stata invisa ai corrotti del suo Paese e alla falsa alternativa di chi con Ingrid tiene in ostaggio un intero popolo».

 

Una speranza?

«Di poter festeggiare il Nobel con Ingrid libera, e magari farlo qui, in Israele, per raccontare che in questo mondo a tinte fosche si possono vivere e raccontare anche storie a lieto fine».

 

Umberto De Giovannangeli da lUnità del 23 giugno 2008


Lucycy alle 15:25 in: appelli
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sabato, 21 giugno 2008
            MY HOME -CASA MIA 

Bucarest, periferia. Due ragazzini di tredici anni vivono in un appartamento, senza famiglia con altri due ragazzi poco più grandi di loro. Tutti hanno vissuto troppo una separazione dalla famiglia causata da difficoltà economico-sociali e dalla violenza disumana. La Fondazione Parada, fondata dal clown Miloud Oukili, che da più di dieci anni si occupa di accogliere e reintegrare questi ragazzi attraverso attività creative come l’arte circense, la comunicazione, la fiducia e l’affetto, offre a loro la possibilità di vivere in una casa, fare una vita normale e nuove occasioni. Per Alex si sta realizzando il sogno di partecipare ad una tournée di giocoleria, per Petronel partire significa un viaggio a ritroso nel tempo, a casa, con la speranza di trovare l’amore della sua famiglia.






   NASCUTI LA COMANDA-
                                NATI PER DECRETO
   

Nell'ottobre del 1966  Nicolae Ceausescu firmò  il decreto 770 con il quale proibì l'aborto alle donne romene,pena la galera; l'unica eccezione era rappresentata dalle ultraquarantenni e dalle madri di almeno quattro figli .Per il dittatore questo decreto costituiva il certificato di nascita "dell'uomo nuovo" ottenuto attraverso una vera e propria purificazione etnica.In realtà firmò simbolicamente la propria condanna a morte :"dopo un quarto di secolo sarà ucciso dai bambini nati con la sua legge " Nati per decreto è in primo luogo un monito a non perdere la memoria storica ,perimpedire che gli errori del passato vengano ripetuti.



    L'amore secondo Dan    


Dan Burns, vedovo con tre figlie, è il redattore di una rubrica di consigli utili per i genitori. Durante una vacanza al mare, Dan incontra Marie, la donna che potrebbe fargli ritrovare le gioie dell'amore, ma scopre che è fidanzata con suo fratello Mitch. Lui dovrà impegnarsi al massimo per non innamorarsi di lei così da non infrangere tutte le regole che si era imposto per sé e per le sue figlie.
Lucycy alle 20:14 in: film
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martedì, 17 giugno 2008
Riporto dal blog  BATTELLOEBBRO
http://battelloebbro.splinder.com/


Roma - La notizia ormai è nota: con una sentenza dei giorni scorsi che, tuttavia, nessuno sembra aver ancora letto, il Tribunale di Modica avrebbe condannato Carlo Ruta - storico e blogger siciliano - per stampa clandestina.

Se la notizia fosse confermata, la decisione affermerebbe un principio importante che va ben al di là della singola vicenda e della pur grave condanna di un blogger: quello secondo cui anche i blog vanno registrati presso il registro della Stampa di cui alla Legge n. 47 del 1948 cui, negli ultimi cinquant'anni, è rimasta affidata la disciplina della materia nonostante gli importanti cambiamenti intervenuti nel mondo dell'informazione e della comunicazione.

L'art. 16 della citata legge, infatti, stabilisce a chiare lettere che "Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall'art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000".
L'art. 5 della stessa Legge, a sua volta, prevede che "Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi.". Il blog come un "giornale o periodico" dunque?
La questione è al centro di un dibattito che negli ultimi anni si è riproposto all'attenzione degli addetti ai lavori con periodicità che si potrebbe definire regolare se non si corresse - così facendo - il rischio di vedersi contestare il reato di stampa clandestina.

Andiamo con ordine e cerchiamo di capire perché un'ipotesi quale quella dell'equiparazione di un blog ai giornali e periodici è meno peregrina - norme di legge alla mano - di quanto l'esperienza suggerirebbe a ciascuno di noi.

Il comma 3 dell'art. 1 della bruttissima nuova legge sull'editoria (7 marzo 2001, n. 62) prevede che "Al prodotto editoriale si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47" e che "il prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente elemento identificativo del prodotto, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall'articolo 5 della medesima legge n. 47 del 1948".

Il primo comma della stessa Legge contiene una definizione di prodotto editoriale omnicomprensiva secondo la quale "per "prodotto editoriale", ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici".

La nuova legge sull'editoria, dunque, prevede l'applicabilità dell'art. 2 della vecchia legge sulla stampa a tutti i siti internet destinati alla diffusione di informazioni e l'applicabilità altresì dell'art. 5 della stessa legge - quello appunto recante l'obbligo di registrazione presso i tribunali - dei soli siti internet destinati alla diffusione di informazioni contraddistinti da una testata e diffusi al pubblico con periodicità regolare.

Il quadro normativo è completato dalla disposizione contenuta al comma 3 dell'art. 7 del Decreto Legislativo n. 70 del 9 aprile 2003 attraverso il quale è stata data attuazione alla Direttiva sul commercio elettronico.

Secondo tale disposizione "la registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62".

Si tratta di una disposizione scritta in modo ambiguo e poco puntuale perché ha per oggetto un'entità - la "testata telematica" - diversa da quella oggetto della nuova disciplina sull'editoria - il "prodotto editoriale" - e perché fa generico riferimento ad una "registrazione" senza, tuttavia, chiarire se tale registrazione sia quella presso i Tribunali o, piuttosto, quella presso il ROC, Registro Unico degli Operatori della comunicazione.

La differenza non è di poco conto.

Se, infatti, la registrazione di cui all'art. 7 del D.Lgs. 70/2003 è quella prevista all'art. 5 della Legge sulla Stampa, i blogger italiani possono dormire sonni tranquilli e sentirsi liberi - anche laddove aggiornino quotidianamente i propri blog - di decidere se iscrivere o meno il proprio sito presso il registro della Stampa tenuto presso il Tribunale.

Se, invece, il riferimento dovesse intendersi come rivolto al ROC, la questione sarebbe diversa e gli autori di blog a contenuto informativo che postano con "periodicità regolare" si ritroverebbero soggetti all'obbligo di iscrizione di cui alla Legge sulla Stampa e, qualora non vi provvedano, esposti al rischio di sentirsi contestare il reato di stampa clandestina per quanto assurdo ciò possa sembrare.

Dura lex sed lex e, per quanto sia difficile da accettare, l'attuale contesto normativo - caratterizzato da disposizioni ambigue e confuse varate da legislatori che hanno sempre manifestato scarso interesse per le questioni della Rete - legittima la magistratura a pervenire a conclusioni che, inesorabilmente, suonano censorie e contrarie all'esercizio, in Internet, della libertà di manifestazione del pensiero.

Ma c'è di più.

Mentre, infatti, un blogger - stante la possibile equiparazione del suo blog a giornali e periodici - rischia di vedersi contestare il reato di stampa clandestina, esso - come dimostra un altro r
ecente episodio di mala giustizia - non può poi neppure fare affidamento sulle speciali garanzie che nel nostro Paese asistono la stampa: prima tra tutte l'insequestrabilità - se non in casi tassativamente individuati dalla legge - degli stampati.

A ciò si aggiunga che il blogger, qualora attraverso i suoi post diffami qualcuno, corre il rischio di vedersi contestata l'ipotesi aggravata del reato, caratteristica di chi esercita professionalmente l'attività giornalistica.

Troppa confusione e troppe ambiguità: occorrono, con urgenza, leggi nuove che riordinino le previsioni di quelle vecchie (e meno vecchie) alla luce del mutato contesto dell'informazione in Rete senza imbrigliare chi vuol far sentire la sua voce e, ad un tempo, garantendo a tutti la certezza di poter chiedere giustizia nell'ipotesi in cui altri offendano la propria immagine o reputazione.

È un discorso complesso che tocca, tra gli altri, il tema della tradizionale distinzione tra chi fa professionalmente informazione e chi, più o meno assiduamente, utilizza le nuove risorse telematiche per dire la sua.

Entrambe le categorie di soggetti debbono avere eguali responsabilità ed eguali garanzie o, piuttosto, come accade oggi, è giusto continuare a far pesare maggiori responsabilità sui professionisti dell'informazione garantendo, tuttavia, a questi ultimi anche maggiori garanzie?

Guido Scorza
www.guidoscorza.it
Lucycy alle 14:34 in:
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lunedì, 16 giugno 2008
Contro lo sfruttamento del lavoro minorile

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sono 352 milioni i minori tra i 5 e i 14 anni che esercitano oggi un’attività economica di qualunque tipo. 179 milioni sono esposti alle peggiori forme di lavoro minorile. I settori più interessati al lavoro minorile sono l’agricoltura, la pesca e il lavoro forestale. In particolare nei paesi produttori di materie prime i bambini vengono impiegati nelle piantagioni di cacao, caffè e cotone e spesso vivono in condizioni inaccettabili. L’Osservatorio è stato costituito nell’ottobre 2002 a Perugia ed è composto per il momento da Save the Children Italia, TransFair Italia (marchio di garanzia del commercio equo – solidale)ed il Comune di Perugia.

CONTINUA  A LEGGERE

ALTRE NOTIZIE
http://www.antennedipace.org/antennedipace/articoli/art_637.html



Lucycy alle 16:45 in: bambini e lavoro
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giovedì, 05 giugno 2008



Ieri sera ,mia figlia ,mi ha chiesto di vedere insieme a lei, il film "La vie en rose" sulla vita dell'artista.Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla richiesta...
Una canzone fra tutte l'ha colpita
Non, je ne regrette rien

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait
Ni le mal tout ça m'est bien égal !

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
C'est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé !

Avec mes souvenirs
J'ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux !

Balayées les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien, qu'on m'a fait
Ni le mal, tout ça m'est bien égal !

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Car ma vie, car mes joies



Traduzione
dovrebbe essere abbastanza fedele. No niente di niente/ No non rimpiango nulla/ Nè il bene che mi hanno fatto/ nè il male. Mi va tutto bene ugualmente/ No niente di niente/ No non rimpiango nulla/ E' pagato, spazzato via, dimenticato/ Me ne frego del passato/ Con i miei ricordi/ ho acceso un fuoco/ I miei dispiaceri, i miei piaceri/ Non ho bisogno di essi. Ho spazzato via gli amori/ con tutti i loro tremolii/ spazzati via per sempre/ Riparto da zero/ No niente di niente/ No non rimpiango nulla/ Nè il bene che mi hanno fatto/ nè il male. Mi va tutto bene ugualmente/ No niente di niente/ No non rimpiango nulla/ perchè la mia vita, perchè le mie gioie/ Oggi cominciano con te.
Lucycy alle 11:39 in: storie
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mercoledì, 04 giugno 2008

Blog contro ogni forma di razzismo!

 

No_razzismoIl clima venutosi a creare in Italia è sempre più irrespirabile. Le forze conservatrici stanno attuando una involuzione culturale e sociale che sta portando il Paese verso derive fasciste, illiberali e razziste. Basta osservare la caccia alle streghe contro gli stranieri, le aggressioni squadriste contro compagne/i e ragazze/i, la discriminazione contro gli omosessuali, il bavaglio imposto a giornalisti “scomodi”, ecc... Di episodi ultimamente ce ne sono stati molti. Troppi. Dall’uccisione di Nicola al raid al Pigneto a Roma. La notizia riguardante le aggressioni fasciste alla Sapienza di Roma è quindi solo l’ultima di una lunga serie di accadimenti violenti, di cui la matrice fascista è la drammatica costante. Tutto questo é inaccettabile per chiunque ha a cuore la libertà, l'eguaglianza e la tolleranza. Perciò abbiamo deciso di indire peril 2 giugno una giornata di lotta contro l'intolleranza: ogni blog che si riconosce nei valori elencati parteciperà esponendo sul suo blog il logo speciale che vedete in questo articolo per dimostrare la sua volontà di non cedere all'avanzata dell'intolleranza che ha investito questo paese.
L’invito a chi legge è quello di riportare questo comunicato sul proprio blog quanto prima nel tentativo di rendere più visibile possibile questa iniziativa, e di riproporre in un secondo momento il logo nella data indicata.
Diamo un segnale: combattiamo il razzismo e il fascismo.

Iniziativa promossa dai blogger Emaetizi, Loumogghe e Irlanda
Adesioni:  Paolo Borrello WebLogin Fioredautunno Voltirivolti jazzfromitaly paz83 Sbarrax Chemako vulcanochimico Lisapensiero volipindarici  redsquare ilmondosecondome   liberolanima   Bragiu  Tisbe
Lindaenonsolo

Lucycy alle 15:58 in:
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