mercoledì, 26 marzo 2008
Petizione al Presidente cinese Hu Jintao:
Qui trovate la petizione da inviare al Governo Cinese:
Come cittadini del mondo le chiediamo di esercitare moderazione e rispetto nell'affrontare le proteste in Tibet e di dialogare in modo costruttivo con il Dalai Lama per risolvere la questione Tibetana. Soltanto dialogo e riforme porteranno a una stabilità duratura. Il futuro della Cina e le sue relazioni con il resto del mondo dipendono da uno sviluppo armonioso, dal dialogo e dal rispetto.
www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/97.php clic quì
Lucycy alle 11:55 in:
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lunedì, 17 marzo 2008


Il ragazzo che era in me



Va' a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l'indiano ferito. Il ragazzo a queí tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l'aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s'accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l'abbraccio dell'erba. Avvolgeva come acqua.

Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov'ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia, che potevo, e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall'erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.

Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ebbe il coraggio, m'illudo a pensare
che sia stato per l'aria di duro comando che aveva quell'uomo.
lo che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando, gridando parole d'eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.

L'uomo è morto. La medica è stata diverta, erpicata
ma mi vedo chiarissimo il prato dinanzi
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l'uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
www.letteratura.it/cesarepavese/
 
 
Lucycy alle 13:55 in: poesie
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mercoledì, 12 marzo 2008
SENTIRE DI APPARTENERE ALLA PROPRIA TERRA, DA' SENSO ALLA VITA.

Tempo fa ero nella sala d'attesa di un ufficio di collocamento,insieme ad altre persone.dopo circa venti minuti arriva un impiegato che dice:"per non farvi perdere tempo vi dico subito che non troviamo lavoro a badanti e liberi professionisti:"Una donna nera si avvicina e gli chiede:"a chi mi devo rivolgere io che faccio l'avvocato?"L'impiegato ci dice di aspettare.La donna che era seduta vicino a me tira fuori il passaporto e mi dice:" vedi sono avvocato." mi racconta la sua storia.Veniva dal Congo, era partita quindici anni prima per la Svizzera,dove aveva conociuto un italiano si erano sposati e trasferiti in Italia,aveva tre figli e si era separata da poco,  suo marito  una persona vuota che pensa solo ai beni materiali e non insegna ai figli ad amare la propria terra,mentre lei ha molta nostalgia del suo paese.Dice: Quando scendo dall'aereo sento l'odore di casa mia:"
In Italia si sa poco del Congo (Questioni politiche ) vorrebbe fare qualcosa per la gente del suo paese,(andare in giro per il mondo è bello ma da turisti) le rispondo che anchi'io la penso così.L'impiegato la chiama per il colloquio.Ci ritroviamo all'uscita,lei è molto agitata e contenta, le hanno detto che se è disposta a partire entro pochi giorni c'è un posto di lavoro che l'aspetta in Congo in un'associazione umanitaria.Da allora ogni volta che incontro uno straniero mi viene  da  chiedere  se  è contento  di stare in  Italia  la risposta  è  quasi  sempre: l'Italia  è bella  però...

Ciao M.spero tu sia riucita a realizzare il tuo sogno!

Lucycy alle 14:50 in: storie
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domenica, 09 marzo 2008
una bella poesia sulla festa della donna
scritta da Cristina Bove

Ed io non ho mimose

nè le vorrei  portare ai vostri  spenti

amari giorni e trascurate notti

donne della mia vita

donne per cui l’istante di un sorriso

varrebbe tutto l’anno di mimose

 

io no, forse però saranno rose

quelle che recherò nelle mie mani

quelle stesse che vi offro in ogni casa

mentre siete ai fornelli, a rassettare

o mentre ritirate i panni stesi

o mentre vi affannate tra il lavoro

la camera lo studio e il conto spesa

 

vi coprirò di mille e  mille rose

senza le spine, quelle le ho levate,

vi faranno da letto e da cuscino

e suonerò per voi cetre e liuti

cantando di ciascuna amori e vita

madri di madri, figlie, donne mie

che siete l’altra pagina del cielo

con me verranno con le braccia tese

gli uomini veri, padri, figli,sposi

recando anch’essi mille e mille rose.

Altre poesie di Cristina   clic  qui

Lucycy alle 09:09 in:
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